Aneddoto personale

Marisandra Lizzi
4 min readJul 3, 2016
Photo by Roman Kraft on Unsplash

Prima di diventare un ufficio stampa, negli anni dell’Università, lavoravo nello studio di commercialista di mia mamma e ancora oggi ricordo la sorpresa quando, iniziando la mia nuova avventura, mi resi conto che quello che un tempo facevo fuori dall’orario d’ufficio, ossia leggere e scrivere, magicamente diventava la base unica del mio lavoro.

Ricordo ancora con un sorriso di imbarazzo il giorno in cui la fondatrice dell’agenzia di Pubbliche Relazioni dove ho iniziato e imparato le basi della mia attività, mi chiamò e mi chiese come mai non leggessi e lasciassi intonsa la mazzetta dei giornali che ogni mattina veniva lasciata sulla mia scrivania. Quello splendido dono dei principali quotidiani che ogni mattina, legati tra loro, veniva lasciato sul mio tavolo, io lo portavo a casa e lo leggevo fuori dall’orario di ufficio perché leggere il giornale nelle ore di lavoro mi sembrava, a dir poco, disdicevole. Lo era nella mia precedente attività, fatta eccezione per certe pagine del Sole 24 ORE, ma non potevo certo dilungarmi su tutto il quotidiano o addirittura su magazine e allegati. Ricordo ancora l’incontenibile risata di Adriana Mavellia alla mia intimorita domanda “Ma perché posso leggere i giornali in ufficio?”. Nella sua secca e divertita risposta, la sintesi, più breve di un tweet, del lavoro di un ufficio stampa “Non puoi, devi!”. In quell’esatto momento, ho capito che la mia vita sarebbe cambiata per sempre, avendo trovato un lavoro che mi richiedeva di fare per mestiere quello che avrei fatto ugualmente nel mio tempo libero. Magnifico no?

Essere pagata per leggere i giornali mi sembrava e mi sembra tuttora un regalo del cielo.

E in effetti, oggi come allora, buona parte del tempo di un ufficio stampa è leggere. Cambiano i media e cambiano i luoghi di lettura, ma questo facciamo ogni giorno. Quando prendiamo una pausa dalla lettura, scriviamo. E tra le due attività, la prima non è solo percentualmente più ampia della seconda, ma anche più importante. Conosco PR molto bravi che non scrivono benissimo, ma non conosco PR bravi che non leggano moltissimo. Per chi non ama leggere questo mestiere diverrebbe presto una gabbia almeno quanto lo sarebbe stata per me la carriera di commercialista. Questa premessa personale vi permette di capire il motivo per cui questo viaggio all’interno della mia professione, assomigli più a una dichiarazione d’amore incondizionato che a una pubblicazione da iniziare su Medium. Ma proprio dal mio amore profondo, nasce la devozione e con essa la predisposizione costante a innovare gli strumenti e anche a “distruggere” le certezze di sempre, con l’unico obiettivo che mi accompagna da quel famoso giorno. La mia missione da sempre è quella di utilizzare Internet al servizio della mia vita e quindi anche della mia professione.

Photo by Ben White on Unsplash

E di Internet — alla fine degli anni ’90, quando ho deciso di intraprendere questa professione — si parlava sui giornali e molto, ma il pubblico non lo conosceva. La rete era frequentata da pochi appassionati, ma non riusciva a raggiungere la massa. Ed ecco da allora il mio “attivismo”, la mia personale “missione di comunicazione” è diventata quella di

comunicare le potenzialità del Web per migliorare la vita delle persone, della Società, del mondo intero e anche del mio settore.

A me pareva assurdo, ma questo era un dato di fatto. Le tecniche che apprendevo, prima in un Master di Relazioni Pubbliche e poi man mano sul campo, diventavano, giorno dopo giorno, le armi della mia nuova missione. Mi stavo armando per comunicare la Rete. Una missione unica che mi accompagna da allora che è quella di “relazionare sul web e su Internet ai diversi pubblici” e ho scelto di farlo attraverso i media.

Tutta la mia vita professionale è una ricerca costante degli strumenti per rendere più efficiente, efficace, ma anche più piacevole, il mio lavoro, eliminandone il più possibile le attività di bassa manovalanza come aggiornare media list sempre obsolete per definizione e concentrandolo sulla sua essenza, sul suo valore intrinseco. In fondo Internet consente anche questo. Lo smart working di cui tanto si parla e che personalmente ho abbracciato da quando ho fondato Mirandola Comunicazione in un podere agricolo a Salsomaggiore Terme nel 2002, in fondo, altro non è che utilizzare le tecnologie per mettere al centro del lavoro le esigenze della propria vita. Ecco quindi la scelta di fondare un’agenzia di Relazioni Pubbliche e una startup, iPress (a cui dedico questa pubblicazione su Medium), in un podere agricolo e scegliere le persone con cui lavorare sulla base delle loro passioni e competenze e non del luogo in cui vivono. Internet consente questo e in questo spazio vorrei condividere come lo stiamo utilizzando per innovare il nostro lavoro quotidiano di uffici stampa.
E per combattere ogni giorno la nostra missione di comunicazione, ossia quella di utilizzare Internet per migliorare il modo di lavorare di giornalisti e comunicatori e la loro relazione, più difficile e contrastata di quanto non sembri. Questo è iPress, una cassetta attrezzi(co-prodotta) in cui, giorno dopo giorno, aggiorniamo e affiniamo strumenti verso questo unico fine da sempre.

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Marisandra Lizzi

Scrivere per migliorare il mondo, partendo dal mio e poi allargando il raggio parola dopo parola